Uno spot originale per un e-commerce di scarpe

La pubblicità, ormai da decenni, è diventata fondamentale per il marketing e per far conoscere un servizio o un prodotto. Negli anni abbiamo visto migliaia di pubblicità, in quanto ci vengono proposte in televisione, su internet, sui giornali, per strada, ovunque.

Ma quando una pubblicità è buona? Bhè, quando funziona!

Oggi vi proponiamo l’idea avuta da un sito di e-commerce dedicato alla vendita di scarpe, che ha puntato su una pubblicità originale, senza grandi star o effetti speciali da premio Oscar. Per la realizzazione del video non sono state spese grandi somme di denaro, e il risultato è una pubblicità ironica che può piacere o meno, ma che sicuramente non passa inosservata.

Ecco a voi il video della pubblicità in questione:

Vedi anche: Still Pushin’ Clothing: magliette hip hop e strategie marketing

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Italia: paese di santi, poeti e social networks?

Social Network: due parole per esprimere un concetto che fino a pochi anni fa gli italiani non avevano bene in mente (nonostante già li usassero) e di cui oggi sembrano non poterne fare a meno. In Italia, lo sappiamo tutti, dici social network e pensi a Facebook, richieste di amicizia, likes e chat, ma è davvero solo questo?

Facebook con più di 800 milioni di utenti mondiali la fa da padrona, ma non è il solo colosso del settore, basti pensare a YouTube, che è l’indiscusso padrone del video sharing. In alcuni paesi inoltre, Facebook non ha riscosso successo e deve lottare duramente con altri social networks. E’ l’esempio di VkontaKte, con 130 milioni di utenti in Russia o Orkut, leader in Brasile.

Andiamo a vedere un po’ di numeri dei maggiori social networks in Europa:

Facebook: 219.108.240 utenti
VkontaKte: 130.000.000 utenti
Badoo: 130.000.000 utenti
Netlog: 84.000.000 utenti
Odnoklassniki: 45.000.000 utenti
SkyRock: 21.000.000 utenti
Tuenti: 21.000.000 utenti
Nasza-Klasa: 13.500.000 utenti

Come vediamo tutti questi social networks sono esteri, con nessun competitor italiano. Leggendo questi dati sembrerebbe che in Italia non ci sia una vera passione per questi fenomeni, ma se andiamo ad indagare meglio saremo presto smentiti.

L’Italia con 20.889.260 utenti attivi su Facebook, ovvero un terzo della popolazione, è l’undicesimo paese più presente sul social network di MArk Zuckerberg. Un dato impressionante se si pensa che davanti a noi ci sono paesi con una popolazione molto più vasta, come ad esempio Stati Uniti, India o Brasile. La soluzione alla domanda del perchè mancano rilevanti social networks italiani è probabilmente perchè si ha paura di investire in qualcosa di rischioso e che può portare frutti solo dopo alcuni anni. Un immobilismo quindi che preferisce utilizzare ciò che già è presente piuttosto di proporre una propria idea.

Un’ultima considerazione è doverosa per quel che riguarda i 13 milioni di utenti attivi quotidianalmente, la cui metà proveniente da connessioni mobili ci lascia intendere che gli italiani hanno escogitato metodi alternativi per ovviare alla mancanza di una connessione internet fissa ben distribuita sul territorio nazionale.

Fiat: marketing e italianità ai massimi livelli!

Fiat è da sempre uno dei simboli italiani nel mondo, e dopo un periodo non brillante sta cercando di risollevarsi, grazie anche alle collaborazioni con le case automobilistiche americane che hanno permesso l’inserimento del brand torinese anche nel mercato americano, da sempre molto nazionalista e difficilmente conquistabile dalle aziende estere. Se in patria Sergio Marchionne non gode di ottima fama, negli States ha ricevuto numerose onorificenze, quali l’inserimento tra i migliori imprenditori a livello mondiale, oltre ad aver incassato i complimenti del Presidente Obama.

Ma la fortuna della Fiat non giunge solo grazie ad azzeccate alleanze, ma anche grazie agli sforzi nel campo del marketing. Il Lingotto ha infatti da un po’ di tempo deciso di cambiare il proprio look, offrendo un’immagine più fresca e giovanile. Il primo passo è stato quello di segmentare il bacino d’utenza, specializzando i vari marchi per soddisfare i vari target. Fiat punta così ad una clientela giovane ed attenta ai consumi, Alfa Romeo mira ad un pubblico più sportivo, mentre Lancia si propone di soddisfare la voglia di eleganza e classe (termini spesso ripresi dalle campagne pubblicitarie).

Fiat per coinvolgere i giovani ha dapprima lanciato una linea di abbigliamento, le famose felpe che hanno spopolato fino a poco tempo fa, continuando con l’organizzazione di contest di sport come snowboard e skateboard. La maggiore visibilità è giunta con la sponsorizzazione della Yamaha su cui correva Valentino Rossi, uno tra i maggiori idoli giovanili. La recente rifondazione del marchio Abarth ha offerto la sportività che mancava da molto tempo, conquistando l’attenzione dei ragazzi e offrendo simpatici ricordi anche a tutti coloro che avevano vissuto le avventure della storica Abarth nei decenni passati.

Affiancate a queste strategie più tangibili, Fiat ha aggiunto il web marketing, essendo presente su ogni social network e offrendo ai clienti la possibilità di interagire in prima persona con il marchio. La creazione di community online ufficiali comporta una forte identificazione del cliente con il brand e una fidelizzazione senza precedenti. Il passo più importante è stata la creazione del portale Fiatontheweb che permette ai clienti di postare le foto delle proprie Fiat e partecipare a numerosi concorsi.

Per offrire un valore aggiunto al brand inoltre Fiat ha deciso di puntare sull’italianità, aggiungendo note tricolore ai propri modelli. L’associazione orgoglio italiano-Fiat è offerta anche grazie agli ultimi spot televisivi, che intendono far passare il messaggio “compra una Fiat, risolleva l’economia italiana”.

Se il Made in Italy attira molto all’estero, la casa torinese non può non sfruttare questo fatto, e durante il Superbowl 2012, ha deciso di puntare su una pubblicità con dialoghi in italiano.

Social networks: i futuri pilastri dell’indicizzazione online

Che i social networks siano entrati nella quotidianità di molti di noi è ormai cosa nota. Se da una parte Facebook la fa da padrone con più di 800 milioni di iscritti, d’altra parte si sta espandendo il microblogging di Twitter e Tumblr e la professionalità di Linkedin.

Ma come si pongono i webmaster nei confronti di questi potentissimi strumenti di diffusione?

È evidente che milioni di utenti raggiungibili tramite un solo sito siano una vera e propria manna per tutti i bloggers e webmasters, che sempre più spesso inseriscono link e share buttons sui propri siti. Ma se l’importanza dei social networks per quel che riguarda la diffusione è cosa nota, è meno conosciuto il ruolo che essi compiono sull’indicizzazione sui motori di ricerca. Il search engine numero uno al mondo, Google, ha iniziato da qualche mese a questa parte ad annunciare numerosi aggiornamenti, come Google Panda, che mirano ad epurare il motore di ricerca da siti creati esclusivamente per attirare visite e guadagni tramite l’inserimento di keywords spesso poco inerenti al contenuto. La vera novità consiste però che Google presterà attenzione anche ai retweet e alle condivisioni del sito o degli articoli sui social networks. Diventano così veramente fondamentali share buttons, che facilitano la condivisione delle pagine, per una buona indicizzazione sui motori di ricerca.

Google: portafogli americano e mente italiana

“Hai presente Larry Page?”
 “Sì, non è quello di Google?”
“E conosci Massimo Marchiori?”
“No, chi è?”

Con un immaginario dialogo tra due amici al bar potremmo introdurre questo articolo, che parlerà di due uomini che hanno cambiato i giorni nostri.

Tutti noi conosciamo il motore di ricerca Google, che da anni ci fornisce un grande aiuto ogni volta che cerchiamo qualcosa, e ultimamente grazie ad applicazioni come Google Maps, anche quando vogliamo andare da qualche parte. Insomma Google praticamente è entrata nella vita di chiunque, tramite il motore di ricerca, le sue mappe o il sistema operativo Android. Ma ci siamo mai chiesti come funziona il motore di ricerca piú utilizzato al mondo?
A questo punto incontriamo quel nome che ad inizio articolo non diceva nulla al nostro amico: Massimo Marchiori
Marchiori è un quarantunenne ricercatore dell’Università di Padova che, nel 1997, ha realizzato l’algoritmo che si nasconde dietro ogni ricerca effettuata su Google. Il ricercatore italiano infatti, durante la conferenza sul World Wide Web del 1997 a Santa Clara (USA), presenta un sistema di ricerca innovativo e molto più efficace dei rivali del tempo. Il motore di ricerca venne chiamato da Marchiori Hyper Search. I presenti alla conferenza rimasero molto colpiti dall’invenzione dell’allora ventiseienne ricercatore veneto. Tra i più interessati c’è un certo Larry Page, giovane studente di Stanford che decide di realizzare l’idea di Marchiori grazie ai finanziamenti dell’università statunitense. Da quell’idea nacque Google.
Massimo Marchiori ora è ricercatore all’Università di Padova dove fatica a ricevere finanziamenti, e sta studiando un algoritmo per creare un motore di ricerca che interagisca maggiormente con l’utente.
Nonostante le numerose proposte ricevute da Google e Microsoft, Marchiori ha deciso di rimanere in Italia, con una motivazione che si riassume in una frase che dovrebbe far pensare tutti noi:

“Se hai la casa con i buchi nel soffitto, o scappi o provi a ripararli. Io ho deciso di non scappare.”