Google: portafogli americano e mente italiana

“Hai presente Larry Page?”
 “Sì, non è quello di Google?”
“E conosci Massimo Marchiori?”
“No, chi è?”

Con un immaginario dialogo tra due amici al bar potremmo introdurre questo articolo, che parlerà di due uomini che hanno cambiato i giorni nostri.

Tutti noi conosciamo il motore di ricerca Google, che da anni ci fornisce un grande aiuto ogni volta che cerchiamo qualcosa, e ultimamente grazie ad applicazioni come Google Maps, anche quando vogliamo andare da qualche parte. Insomma Google praticamente è entrata nella vita di chiunque, tramite il motore di ricerca, le sue mappe o il sistema operativo Android. Ma ci siamo mai chiesti come funziona il motore di ricerca piú utilizzato al mondo?
A questo punto incontriamo quel nome che ad inizio articolo non diceva nulla al nostro amico: Massimo Marchiori
Marchiori è un quarantunenne ricercatore dell’Università di Padova che, nel 1997, ha realizzato l’algoritmo che si nasconde dietro ogni ricerca effettuata su Google. Il ricercatore italiano infatti, durante la conferenza sul World Wide Web del 1997 a Santa Clara (USA), presenta un sistema di ricerca innovativo e molto più efficace dei rivali del tempo. Il motore di ricerca venne chiamato da Marchiori Hyper Search. I presenti alla conferenza rimasero molto colpiti dall’invenzione dell’allora ventiseienne ricercatore veneto. Tra i più interessati c’è un certo Larry Page, giovane studente di Stanford che decide di realizzare l’idea di Marchiori grazie ai finanziamenti dell’università statunitense. Da quell’idea nacque Google.
Massimo Marchiori ora è ricercatore all’Università di Padova dove fatica a ricevere finanziamenti, e sta studiando un algoritmo per creare un motore di ricerca che interagisca maggiormente con l’utente.
Nonostante le numerose proposte ricevute da Google e Microsoft, Marchiori ha deciso di rimanere in Italia, con una motivazione che si riassume in una frase che dovrebbe far pensare tutti noi:

“Se hai la casa con i buchi nel soffitto, o scappi o provi a ripararli. Io ho deciso di non scappare.”

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