Benzina: ecco quanto costerebbe senza accise

Il petrolio viene spesso definito l’oro nero, per render l’idea della sua importanza nell’economia mondiale. La maggior parte della merce prodotta sfrutta il petrolio, o tramite i suoi derivati come la plastica o come mezzo di combustione per raggiungere i punti vendita. L’immobilità dei governi mondiali e la preferenza nel investire miliardi nella produzione di armi anzichè nello sviluppo di energie alternative, sommandosi alle tensioni in medioriente ha portato ad un’impennata del prezzo del petrolio e dei suoi derivati.

In Italia il prezzo della benzina ha superato 1,80 € al litro, con numerosi rialzi dovuti alle accise statali, che hanno innalzato talmente tanto il prezzo del carburante da far insospettire la Guardia di Finanza, che ha aperto un’inchiesta a riguardo.

Vi propongo dunque un immagine che ci spiega quanto le accise influiscano sul caro benzina. Un’immagine che con un semplice calcolo ci mostra come la benzina senza ulteriori imposte costerebbe solo 0,65 € al litro. L’immagine ci spiega a cosa sono dovuti i vari sovraprezzi e a quanto ammontano.

 

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Il “segreto” di un buon video virale

Ci sono molti operatori di marketing ed esperti di tech e web che giurano di conoscere il segreto per creare un video virale. Queste persone mentono.

Un video virale è un video che, come un virus (per questo motivo viene chiamato virale), si espande sul web tramite il passaparola e le condivisioni. Per viaggiare così velocemente sul web il video deve avere qualcosa di speciale, insomma deve far ridere, far pensare, coinvolgerci o essere particolarmente ben realizzato. O forse no?

Vi dico che nessuno conosce il segreto per realizzare un video virale semplicemente perchè questo segreto non esiste! I video virali più famosi sono resi tali nella maggior parte dei casi grazie a campagne di spam, campagne pubblicitarie o complicità dei network d’informazione.

Prendiamo d’esempio il video più virale della storia, il famoso Kony 2012, che in sei giorni ha registrato 100 milioni di visite. Ebbene questo video è stato prima diffuso in internet, e poi ripreso da un enorme numero di televisioni e mezzi d’informazione, puntando sulla compassione delle persone. Il video si è rivelato una grande truffa, con 15 milioni di dollari incassati dalla vendita di gadget per una manifestazione a livello mondiale.

Ma i video virali spesso hanno vita relativamente breve, e dopo un periodo di “bombardamento” su tutti i canali web, spariscono velocemente e vengono rimpiazzaqti da nuovi video e nuovi trend.

 

Google Doodle: un omaggio all’architettura moderna

Google da un po’ di tempo (30 agosto 1988) , e sempre più spesso, rende più simpatica e coinvolgente la propria homepage offrendoci vari doodles, ovvero delle rivisitazioni del proprio logo per festeggiare importanti anniversari o fatti storici.

I doodle ci divertono e spesso ci permettono di ricordare avvenimenti che solitamente dimenticheremmo. Alcuni dei più famosi doodle sono animati, come quelli pac-man, chitarra o per l’anniversario di nascita di Freddy Mercury.

Il doodle di oggi, 27 marzo 2012, ci ricorda l’anniversario di nascita del grande architetto tedesco Ludwig Mies van der Rohe. Il doodle non è interattivo, ma lo reputo molto carino, magari a causa del mio interesse verso l’architettura.

Ludwig Mies van der Rohe viene definito il maestro dell’architettura moderna e si caratterizza per l’uso di forme geometriche semplici e spigolose. Da ricordare sono i grattacieli e le ville con uno stile minimalista, e sicuramente la Neue Nationalgalerie, ovvero il museo d’arte di Berlino. Mies ha lavorato in molti paesi ma purtroppo non in Italia. Le sue opere si possono ammirare negli Stati Uniti, Canada, Germania, Messico, Spagna e Repubblica Ceca.

Qual è il social network meglio indicizzato su Google?

Sentiamo parlare di social network ogni giorno, tra amici, in televisione, in radio, sui cartelloni pubblicitari e molto altro, ma abbiamo mai pensato ai social network come ad uno “strumento”?

I social network sono siti in cui gli utenti si possono registrare con la finalità di connettersi con altri utenti. La nostra analisi si deve soffermare proprio sulla parola “connessione”.

Ogniqualvolta mandiamo un amicizia su Facebook, followiamo qualcuno su Twitter, carichiamo un video su YouTube o ci colleghiamo ad un profilo di Linkedin, non facciamo altro che connetterci con altri utenti del social network. In tal modo essi potranno visualizzare, e spesso condividere, i nostri stati, link, foto o video. Tutto questo è divertente se si pensa al fatto di poter rimanere in contatto con i nostri amici anche se a chilometri di distanza.

Il fatto di potersi connettere a molte persone è però anche di vitale importanza per un’azienda o un’impresa, che può così farsi conoscere. Se un’impresa crea un account su un social network, tramite cui condividere le proprie offerte, avrà interesse ad esser facilmente trovato dagli altri utenti. Diventa così importante l’indicizzazione sui motori di ricerca dei contenuti dei social network.

Andiamo a vedere dunque quali sono i social network meglio indicizzati su Google, grazie ad uno studio di SEO (Search Engine Optimization) che ci mostra le percentuali dei profili social, presenti nelle prime pagine di Google, di cinquecento tra i tech blog più famosi.

Sorprendentemente il famosissimo Facebook è solo in terza posizione, superato rispettivamente da Twitter e Linkedin. Mentre Google+ si rivela ancora una volta deludente.

Vedi anche: Still Pushin’ Clothing: magliette hip hop e strategie marketing

Le pubblicità più cattive e scandalose degli anni passati

L’obbiettivo della pubblicità è quello di impressionare il pubblico e spingerlo verso l’acquisto dei nostri prodotti. Abbiamo detto impressionarlo, senza specificare se positivamente o negativamente. Al giorno d’oggi molte pubblicità puntano sullo “scandalo” e il ribrezzo per far parlare di sè, ma è nin vigore una legge, almeno in Italia, che pone dei limiti ad esse. Negli anni passati non esistevano leggi che proibivano la messa in onda o la pubblicazione su riviste di pubblicità riguardanti sigarette, alcolici o articoli militari.

Anni fa venivano rese pubbliche reclame che al giorno d’oggi sarebbero ritenute, dalla stragrande maggioranza della popolazione, offensive e di cattivo gusto, se non razziste o sessiste.

Ecco un assaggio delle pubblicità più cattive e dure, che se non altro ci fanno riflettere sui piccoli cambiamenti che la società civile ha subito in questi anni.

 

Serie A: ecco gli incassi e gli stipendi di club e giocatori

Il calcio è una delle maggiori passioni del popolo italiano, e come si può ben immaginare crea un vortice mediatico ed economico molto significativo.

Il denaro che circola nel mondo del calcio deriva dagli stipendi dei giocatori, premi per le vittorie, incassi per i biglietti, abbonamenti e calciomercato. Se negli anni ’90 era proprio il Belpaese a farla da padrone, al giorno d’oggi sono la Premier League inglese e la Liga spagnola ad attirare gli investitori del medioriente pronti a sborsare i petrodollari.

Per quel che riguarda il botteghino, la squadra più “ricca” di Serie A è l’Inter, che con 36.890 abbonati, nella prima metà di campionato ha incassato 17,2 milioni di euro grazie ai biglietti delle partite, con una media di 1,2 milioni di euro incassati a partita. Il Milan, si trova in terza posizione, dietro al Napoli, con 12 milioni d’incasso, e davanti alla Roma, ferma a quasi 8 milioni. La Juventus, di cui abbiamo parlato tempo fa (ecco l’articolo), dopo aver speso 120 milioni di euro per la costruzione del nuovo stadio, guadagna oltre 700.000 euro a partita, ma disponendo di uno stadio più piccolo delle squadre che la precedono.

Ricordiamo però che in Italia gli incassi al botteghino sono solo una piccola parte dei ricavi, in quanto sono molto più incisivi i diritti tv, che rappresentano il 65 % delle entrate dei club.

Ma oltre alle entrate ci sono anche le spese, come gli stipendi da pagare, che in tutta la Serie A ammontano alla straordinaria cifra di 876,5 milioni, con il Milan che spendendo 160 milioni di euro di stipendi per i giocatori, si trova in prima posizione in questa speciale classifica.

Ecco una sintesi dei milioni spesi da ogni club per gli stipendi ed alcuni degli stipendi annui dei giocatori (espressi in milioni di euro):

ATALANTA 21,8
Brighi 1,0
Denis 1,0

BOLOGNA 23,7
Acquafresca 0,85
Di Vaio 0,85

CAGLIARI 20
Conti 0,7
Cossu 0,7

CATANIA 18,6
Andujar 0,6

CESENA 14
Mutu 1,5

CHIEVO 14,2
Pellissier 0,8

FIORENTINA 37
Montolivo 1,3

GENOA 36
Palacio 1,4

INTER 145
Snejder 6,0
Julio Cesar 4,5
Milito 4,5
Maicon 4,0

JUVENTUS 100
Buffon 6,0
Pirlo 3,5
Chiellini 3,5

LAZIO 50,2
Klose 2,7
Hernanes 1,8

LECCE 13,8
Corvia 0,4

MILAN 160
Ibrahimovic 9,0
Flamini 4,5
Gattuso 4,0
Robinho 4,0
Thiago Silva 4,0

NAPOLI 42,2
Cavani 2,2
Lavezzi 2,2
Pandev 2,0
Inler 1,5
Hamsik 1,3

NOVARA 9,8
Meggiorini 0,4
Rigoni 0,3

PALERMO 26
Miccoli 1,2

PARMA 23
Floccari 1,2
Giovinco 0,9

ROMA 76,5
Totti 5,2
De Rossi 4,6
Juan 2,6

SIENA 23
D’Agostino 0,8

UDINESE 21,7
Di Natale 1,3

Ironia e sarcasmo per pubblicizzare preservativi

Come impressionare il pubblico ed indurlo a soffermarsi a sulla nostra pubblicità?

L’azienda produttrice di profilattici Durex un’idea se l’è fatta e ha puntato su una pubblicità ironica che gioca con una barzelletta, il sesso e una festa nazionale. Uniamo gli ingredienti ed otterremo l’immagine che vi propongo!

Quanto tempo passiamo al cellulare? Televisione e computer tremano

In un articolo di qualche tempo fa parlavo di Social Network e del fatto che in Italia molti utenti si collegano tramite device di tipo mobile, quali smartphone Android, iPhone, Tablet ed iPad. Oggi voglio approfondire l’argomento prendendo spunto da uno studio fatto da InMobi che analizza il tempo passato mediamente su internet tramite cellulare. Lo studio non si limita a verificare i minuti spesi, ma indica anche le attività svolte e il rapporto con la pubblicità.

E’ proprio quest’ultimo punto ad interessare gli operatori di marketing. Secondo tale studio gli utenti reputano meno fastidiose le pubblicità che incontrano utilizzando internet tramite dispositivi mobili rispetto al pc e alla televisione. Per questo motivo è molto importante che un brand realizzi un sito web ottimizzato sia per la consultazione via computer che tramite dispositivi mobile.

Ecco un po’ di numeri scovati tramite lo studio:

HubSpot: un video di spiega l’inbound marketing!

Che il marketing sia importante siamo tutti d’accordo, soprattutto io che ho aperto questo blog e gli imprenditori che grazie ad esso vedono la propria impresa prendere il decollo. Il problema che alcuni operatori di marketing incontrano è la difficoltà nel leggere le vere esigenze di un’azienda e la complessità di raggiungere un gran bacino d’utenza. Le aziende spendono soldi in pubblicità, in siti internet, aprono account sui social network e inviano mail e telefonate.

Queste pratiche possono seccare i possibili clienti, che quindi si mostreranno avversi alle metodo outbund, ovvero quello che consiste nel cercare di raggiungere una persona mediante telefonate o mail che esplicano le offerte dell’azienda.

Un’alternativa al metodo outbound è la pratica inbound, ovvero il cercare di incuriosire il possibile cliente offrendo tutte le informazioni che egli cerca. In questo caso sarà la persona a voler raggiungere l’azienda, non sentendosi quindi disturbata o “perseguitata”.

HubSpot è un software creato da studenti del MIT di Boston, che riunisce in una sola piattaforma i dati che circoleranno su Twitter, Facebook, Google e molti alti social media, e ci offre la possibilità di analizzare dettagliatamente le statistiche online. Per spiegare meglio il funzionamento di questo software vi propongo un divertente video.

Cinque tipi di clienti, tu quale sei?

Come tutti noi possiamo immaginare, è di fondamentale importanza, per la maggior parte delle aziende, rinnovare i propri prodotti sostituendoli o aggiornandoli. Questa operazione deve esser sostenuta da uno studio di marketing valido, che minimizzi al massimo il fattore di rischio di un possibile fallimento. Non tutti i clienti infatti si pongono nelle stesso modo nei confronti delle novità. Secondo gli studi di marketing di Everett M. Rogers, i clienti possono esser divisi in cinque categorie per quel che riguarda l’adozione di nuovi prodotti. Seguendo questo schema il venditore può leggere i dati in suo possesso con maggiore facilità e comprendere meglio i trend di vendita.

Il processo di diffusione si divide pertanto in questo modo:

INNOVATORI – 2,5 %
Gli innovator sono i clienti che sono disposti a rischiare pur di essere i primi a testare un prodotto. Sono in assoluto i primi acquirenti nel ciclo di vita di un prodotto e sono anche la fetta minore dei compratori.

ADDOTTANTI INIZIALI – 13,5 %
Gli early adopters sono clienti aperti all’innovazione, che preferiscono però aspettare del tempo prima di acquistare un prodotto. Sono predominanti nella fase di crescita e vengono considerati i veri opinion leaders, ovvero una sorta di termometro per calcolare un possibile successo del prodotto.

MAGGIORANZA ANTICIPATRICE – 34 %
La early majority è la fascia di compratori prudenti, che aspettano che il prodotto sia ben testato prima di acquistarlo. Rappresentano la maggioranza dei clienti e la maggior fase di crescita durante la fase di maturità di un prodotto.

MAGGIORANZA RITARDATARIA –  34 %
La late majority è la fetta di clienti sospettosi verso le novità, che tendono ad aspettare molto prima di acquistare un prodotto. Rappresentano la fase discendente nel ciclo di vita di un prodotto.

RITARDATARI – 16 %
I laggards sono i clienti che acquistano il prodotto solo quando è necessario farlo e quindi rappresentano la fase di declino del prodotto.