Una banca tedesca punta su una pubblicità scandalosa

Stupire, stupire, stupire… è quello che devono aver pensato i responsabili del marketing e della pubblicità di una banca tedesca, che per il proprio spot promozionale hanno puntato sull’ironia e lo scandalo. Nella terra della teutonica austerità e freddezza, la banca Sparkasse ha ideato la pubblicità che vi proponiamo, con la scritta “wir kümmern uns auch um die kleinen dinge im leben…”, ovvero “ci occupiamo anche degli affari più piccoli…”. La pubblicità senz’altro avrà richiamato l’attenzione del pubblico, ed è ciò che maggiormente importava ai suoi ideatori.

 

Groupalia: una pubblicità idiota che si fa beffa del terremoto

Il successo di un’azienda e le relative strategie di marketing puntano forte sul fattore pubblicità. Molti pubblicitari vengono paragonati a spietati avvocati, che non si fermerebbero davanti a nulla pur di pubblicizzare e far parlare di un dato prodotto. Bhè, a volte forse è meglio fermarsi…

E’ il caso di Groupalia, sito che offre online servizi e prodotti a prezzi scontati, e che su Twitter è incappata in un esempio di pessima pubblicità, che ha risvolti negativi sull’azienda e che può turbare la clientela. Come in altre occasioni, si è preso spunto dall’attualità per rendere la propria pubblicità più vicina al cliente, peccato che questa volta l’attualità fosse qualcosa di tragico.

Il messaggio promozionale comparso su Twitter pubblicizza un viaggo a Santo Domingo, e per farlo fa gioco sulla paura dei terremoti, che proprio stamattina, è tornato a colpire l’Emilia, provocando morti e feriti. Tempestiva la reazione di una persona che,visibilmente alterata (come è giusto che sia), fa notare l’idiozia nell’utilizzare questi eventi tragici per sponsorizzare un viaggio. Groupalia si è presto scusata per l’accaduto, ma a volte le scuse non cancellano una brutta figura che rimarrà a lungo nelle menti di possibili acquirenti.

Victoria Grant spiega la frode bancaria che ha causato la crisi economica

E’ diventato un video virale il discorso tenuto da una bambina 12enne canadese, Victoria Grant, che spiega il funzionamento della frode bancaria. Victoria, al Public Banking Institute, in un discorso di sei minuti tocca i punti fondamentali della frode bancaria che, in Canada come in altri paesi, ha causato la crisi economica attuale.

Vi propongo il video in lingua originale, sottotitolato in italiano e, sotto, la traduzione in italiano da leggere (traduzione di Massimo Frulla):

Ringrazio Giorgio Saibene per l’editing del video e Anna Tagliapietra per i sottotitoli.

Ospite: Circa 6 settimane fa Victoria ha parlato davanti ad un gruppo di 600 persone ad una riunione del Rotary Club, e terrà il medesimo discorso a noi oggi; quella volta sono andato in giro dopo il suo discorso, sentito i commenti, ho parlato col padre e l’ho invitata qui… dunque abbiamo un ospite molto speciale… ecco, Victoria, vieni su…

Victoria Grant: Vi siete mai chiesti perché il Canada è indebitato? Vi siete mai chiesti perché il governo impone ai canadesi così tante tasse ? Vi siete mai chiesti perché i banchieri delle più grosse banche canadesi siano sempre più ricchi ed il resto di noi no? Vi siete mai chiesti perché il nostro debito nazionale supera gli 800 miliardi di dollari e perché noi spendiamo 160 milioni di dollari
ogni giorno a banchieri privati per soli interessi sul debito nazionale? Sono 60 miliardi di dollari l’anno. Vi siete mai chiesti il perché di questi 60 miliardi di dollari? Le banche ed i governi sono collusi nello schiavizzare economicamente la gente del Canada. Vi darò ora delle informazioni che saranno di vostro interesse e di stimolo per continuare le ricerche per conto vostro e per invitare il nostro governo a fermare questa rapina del popolo del Canada. Per prima cosa vedremo la Banca del Canada. Poi come funziona il sistema bancario oggi. E poi vi descriverò una soluzione che potremo pretendere che sia realizzata dal nostro governo. Una grande figura nella storia canadese è Gerald McGeer. Membro del parlamento… il suo contributo al Canada è probabilmente il più grande dato alla storia canadese. Lui contribuì alla fondazione della National Bank of Canada (Banca Nazionale Canadese, proprietà del Canada, col potere di emettere moneta, il cui unico scopo era quello di creare e gestire il denaro del Canada. Fu fondata nel luglio 1934 ed è di proprietà di tutti i canadesi. Fino agli anni ’70, grazie alla Banca del Canada, il debito nazionale canadese era ad un livello basso e gestibile. Allora il governo decise di passare al sistema bancario che abbiamo ora e che deruba la gente del Canada. Dunque, permettetemi di spiegare come funziona il vigente sistema bancario privato. Prima di tutto, il governo canadese prende in prestito il denaro da banche private. Queste banche prestano il denaro al governo canadese gravato da un interesse. Il governo quindi deve alzare la tassazione ai canadesi anno dopo anno, per pagare questi interessi sul debito nazionale che continua a crescere… questo danneggia l’economia canadese… ed il denaro reale finisce nelle tasche dei banchieri privati. Inoltre, il governo dà alle banche private anche la libertà di fornire del denaro che non esiste, sotto di prestiti e mutui. Quando una banca vi fa un prestito, sotto forma di finanziamento o mutuo, non vi dà del denaro reale ma preme un tasto su di un computer e produce del finto denaro, dell’aria fritta. Di fatto non hanno quel denaro nei loro depositi. Attualmente le banche hanno 4 miliardi di dollari in riserva, ma hanno fatto prestiti per oltre 1,5 trilioni di dollari… ogni volta che una banca emette un prestito, viene creato del nuovo (inesistente) denaro.
Praticamente, tutto il denaro che esce da una banca esce sotto forma di prestito, ed il prestito è un denaro che nel sistema attuale è gravato dal debito costituito dagli interessi. Attualmente tutto il denaro in circolazione è denaro gravato dal debito. Quello che trovo interessante è che (nella Bibbia, Matteo 21), Gesù scacciò i cambiavalute dal Tempio perché avevano messo a punto le
valute per derubare la gente del denaro. I banchieri privati sono come i cambiavalute in Matteo 21 e stanno impoverendo e derubando la gente del Canada e devono essere fermati. Come dovrebbe funzionare il sistema bancario? In una famosa intervista il signor McGeer chiese al signor Towers di spiegargli perché un governo che ha una sua banca avrebbe dovuto delegare il
proprio potere ad un monopolio privato… quando gli interessi che deve pagare lo portano alla bancarotta nazionale. Il signor Towers… omissis… rispose che… (dipendeva dalla scelta del governo). In altre parole: se il governo canadese ha bisogno di denaro, lo potrebbe prendere direttamente dalla Banca del Canada, la gente pagherebbe per ripagare la Banca del Canada e questo denaro, proveniente dalle tasse, sarebbe a sua volta immesso in una infrastruttura economica e non farebbe crescere il debito ed i canadesi potrebbero nuovamente prosperare con quel denaro reale ­ e non denaro gravato da debito ­ quale base della propria struttura economica. (Invece che)… a banche private, del tipo della Royal Bank… il Canada potrebbe far emettere denaro dalla Banca del Canada. Abbiamo il potere per farlo. Concludendo, è diventato dolorosamente ovvio, anche per me, una ragazzina canadese dodicenne,
che siamo stati derubati e defraudati dal sistema bancario e da un governo complice. Cosa dobbiamo fare per fermare questo crimine? Cosa dovremo fare per assicurarci che la prossima generazione sia salva da un’economia basata su falso denaro che rende schiavi delle banche? É bene che nessuno si dimentichi che è la gente che può cambiare il mondo e credo questa sia l’unica cosa che conta.

Il marketing e la creazione del bisogno

Ci sono molte definizioni che descrivono e ci spiegano il marketing, ma in quasi tutte queste descrizioni compare la parola “bisogno”. Il bisogno è una mancanza percepita di qualcosa. Abbiamo detto percepita, ovvero non solo una mancanza, bensì una mancanza di cui l’individuo si accorge, spesso provando dunque disagio o volontà di colmarla. Quando il bisogno è seguito da una preferenza e da una capacità di pagamento, si può ottenere una domanda, che rappresenta un guadagno per il venditore.

Abbiamo detto che un bisogno si ha solo quando la mancanza è percepita dall’individuo, e render questa mancanza percepita è compito dell’azienda che vende il prodotto mancante. Insomma, ognuno di noi non possiede qualcosa, ma non ne sente la mancanza finchè questa sensazione non ci viene causata da stimoli esterni.

L’immagine proposta è una vignetta simpatica ed ironica che ci spiega come il marketing consista anche nella “creazione del bisogno”. Tramite la pubblicità, convenzionale e non, e spesso grazie a dei testimonal, un brand crea il desiderio di possedere un prodotto, non sempre necessario, nel cliente. Molti brand sfruttano il fattore moda, creando delle specie di manie, altri sfruttano l’idea di un lifestyle, che comporta nel cliente l’impressione che senza il possesso di un dato prodotto sia tagliato fuori da un gruppo sociale.

Un esempio lampante è quello delle sigarette, che negli anni ’50 e ’60 sfruttavano l’immagine di star di Hollywood, che in ogni scena dei film fumavano, per inculcare nelle menti degli spettatori che fumare sigarette eserciti un enorme fascino nel sesso opposto. Ovviamente quello di fumare non è un bisogno primario dell’uomo, e chi non ha mai fumato non sente tale bisogno, ma i brand del tabacco sono riusciti ad instillare nei propri clienti un bisogno indotto, che spesso portava ad una domanda e a relativi guadagni.

Google+ : confronti e tutto ciò che c’è da sapere!

Vi proponiamo una simpatica ed ironica immagine presa dal web per introdurre un’analisi sul successo di Google+.

Google+ è il social network lanciato da Google il 28 giugno 2011 e che, secondo i suoi ideatori, si propone come competitor di Facebook. Inizialmente accedibile solo grazie ad un invito, nel corso del 2011 si è aperto a chiunque disponesse di un account Google e, secondo le stime, in solo due settimane di attività ha raggiunto i 10 milioni di iscritti. Ad inizio 2012 la stima aveva raggiunto i 90 milioni di iscritti, mentre al giorno d’oggi si dovrebbe aggirare intorno ai 170 milioni. Esperti di web calcolano addirittura che il social network potrebbe raggiungere i 400 milioni di iscritti entro fine 2012.

Ma Google+ piace davvero ai propri utenti?
Molti Blogger e Webmaster, nonchè aziende utilizzano Google+, ma l’impressione è che questo social network sembri un po’ “freddo” ai propri utenti, che nel tempo libero e per questioni private preferiscono utilizzare Facebook o Twitter.

Google+ è funzionale?
Come già detto molti brand e siti dispongono di un profilo Google+, ma i famosi +1, ovvero la condivisione di un articolo, scarseggiano nei confronti di “mi piace” e retweet. In un articolo precedente abbiamo poi mostratato come Google+ sia ancora indietro nell’indicizzazione sui motori di ricerca nei confronti di LinkedIn, Facebook e soprattutto Twitter.

Google+ è davvero utilizzato?
Le stime del motore di ricerca più famoso al mondo parlano di 170 milioni di utenti. In tempi recenti Larry Page, fondatore di Google, parlò di 60% di utenti attivi quotidianalmente e 80% settimanalmente. Quote senza dubbio positive, magari anche più dei diretti avversari, ma quel che Page intendeva con quelle percentuali erano gli utenti attivi di tutti i prodotti di Google, e non solo di Google+. Grande rilevanza in queste percentuali quindi hanno Gmail, Google Play e Google Maps.

Google+ ha una buona strategia di marketing?
Sicuramente Google ha cercato di proporre il proprio prodotto nel migliore dei modi, con pubblicità sul web e in tv, un blog che spiega tutti gli aggiornamenti e quel mistero creato dall’ingresso ad inviti che inizialmente aveva tanto destato curiosità negli internauti. Purtroppo ha dovuto anche fare i conti con la pubblicità negativa legata al fenomeno #Nymwar, la serie di conflitti nati online come critica nei confronti delle linee guida di Google+, che obbliga gli utenti ad utilizzare i propri dati anagrafici ed elimina dal social network utenti con dati falsi o adirittura nicknames. L’eliminazione, non solo da Google, ma anche dagli altri servizi Google, di un ragazzo, in seguito all’utilizzo di un nickname, ha causato grandi reazioni sul web.

Insomma, la strada per Google+ è nettamente in salita, ma la società di search engine ha grandi progetti e i mezzi per realizzare la scalata all’olimpo dei social networks.

Global Cities: passo indietro per Milano

Uno studio dell’Università londinese di Loughborough, dal 1998 ha ideato un sistema per valutare quali siano le città più importanti ed influenti al mondo. Queste città, spesso metropoli, vengono definite global cities, ovvero città globali, e in base a parametri che valutano ad esempio l’importanza economica, finanziaria, culturale, sportiva e le infrastrutture, vengono inserite in una classifica generale.

Come si può ben prevedere, dal 1998 ad oggi, la classifica ha subito dei mutamenti, vedendo città, soprattutto dell’Asia e del Medio Oriente, scalare posizioni. Due città sono sostanzialmente rimaste però le regine incontrastate, ovvero New York e Londra. Queste due metropoli cosmopolite si aggiundicano il titolo Alpha++, la più prestigiosa delle dodici categorie presenti nella classifica.

Ma come si comportano le città italiane?

Nella classifica del 2008 Milano si trovava nella sezione Alpha+, un traguardo importante che premia le eccellenze finanziarie, di moda e di design del capoluogo lombardo. Segue di una categoria la capitale Roma, che viene premiata con Alpha- per la sua importanza politica e culturale. Trovano posto nella classifica anche Bologna e Torino, rispettivamente nelle sezioni High Sufficiency e Suffiency.

La classifica del 2010 vede però dei cambiamenti, con Milano declassata di una categoria, da Alpha+ ad Alpha. Tutto invariato per Roma, ferma ad Alpha-, mentre fa un passo avanti Torino, che passa nella categoria Gamma-, forse grazie agli sforzi attuati per ampiare la rete metropolitana e ferroviaria, nonchè per i lavori intrapresi per festeggiare nel 2011 i 150 anni d’Italia nella prima capitale della penisola.

Sembra chiaro dunque che, come un’azienda, anche una città deve promuovere se stessa e migliorarsi, grazie ad azioni concrete accompagnate da una buona strategia di marketing e da una pubblicità efficace, che promuova le proprie eccellenze e tenti di migliorare i propri difetti.

Ecco la classifica aggiornata al 2010:

Usare gli Internet Meme per il guerrilla marketing

 La diffusione di Facebook tra gli utenti, e soprattutto tra i giovani, favorisce la nascita e la diffusione di numerosi fenomeni correlati. I video virali trovano terreno fertile grazie alla funzione “share”, ovvero la possibilità di condividere a tutti i propri contatti un certo link. Questi fenomeni virali sono definiti “internet meme”, ultimo dei quali i famosi “facebook meme”, ovvero una serie di personaggi in stile fumetto che rappresentano situazioni comiche e spesso riconducibili alla vita di tutti noi. E’ proprio questo potersi immedesimare in situazioni comiche che provoca la viralità e il successo dei meme. La creazione di immagini a fumetti che utilizzano i meme erano inizialmente legate a pagine facebook, ma il gran successo a fatto accendere una lampadina nella testa dei creatori, che hanno deciso di realizzare siti specifici, in modo da poter monetizzare il successo grazie alle pubblicità, sulla scia del famoso 9gag.com.

Prima dei Facebook Meme però, internet era, e lo è ancora, popolato da una serie infinita di meme, come ad esempio i Chuck Norris Facts, ovvero brevi barzellette che ironizzano sulla figura del celebre attore di Walker Texas Renger. Altro fenomeno è il Rickrolling, ovvero il fenomeno basato sul fornire falsi link a video molto attesi che riconducevano al video della canzone “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley.

Che connessione hanno questi meme con il marketing?
Molti operatori di Marketing hanno deciso di cavalcare questi fenomeni di internet utilizzando o ironizzando sui meme per diffondere campagne di guerrilla marketing, ovvero il marketing non convenzionale che sfrutta soprattutto le potenzialità di internet tramite le condivisioni e la viralità dei video.

Niels Weird, famoso operatore di marketing svedese, ci spiega come sfruttare questi fenomeni nel seguente video: Clicca Qui.

Un successo di marketing la Notte Bianca a San Siro

 Come ben sappiamo il calcio moderno si avvicina sempre più ad un business e le società di calcio agiscono spesso come aziende, alcune delle quali quotate in borsa. Milan ed Inter hanno capito che il marketing e la pubblicità sono fondamentali per creare una base solida su cui poter costruire i successi anche sul campo da gioco. Per questo motivo la sera del 18 maggio, 2sNetCom e l’operatore di Microsoft Christian Grassani erano presenti allo Stadio Giuseppe Meazza, conosciuto anche come San Siro, che è rimasto illuminato ed aperto al pubblico. Una vera notte bianca per lo stadio più famoso d’Italia, che ha accolto migliaia di tifosi ed appassionati in un tour nel museo di Milan ed Inter, da poco inaugurato, e sul campo da gioco. I visitatori del museo hanno potuto rivedere le maglie e i memorabilia dei giocatori che hanno fatto la storia dei due club, come Ronaldo, Baresi, Facchetti, Shevchenko, Rummenigge e Gullit. Migliaia di flash fotografici sui trofei esposti delle due squadre meneghine, Champions Legaue (in foto), Coppa Uefa e molti altri. Inutile parlare dell’emozione e gioia di tutti i tifosi, dai bambini agli adulti, nel poter vedere da così vicino le scarpette e altri oggetti indossati dai propri idoli.

Attraversando il tunnel per l’ingresso in campo, come quello utilizzato dai campioni attuali e d’un tempo, ci si sente per un istante una stella del calcio, e passare dal buio del tunnel alla sconfinata grandezza delle tribune che si ergono a ridosso del campo da gioco è un’emozione unica. I tifosi hanno avuto la possibilità di sedersi sulle panchine che hanno ospitato Ancelotti, Sacchi, Liedholm, Herrera e Mourinho, e sentirsi tecnici di una grande squadra. Centinaia di tisosi si sono poi spostati verso le due porte del campo, avendo la possibilità unica di poter tirare un rigore, e segnare come hanno fatto negli ultimi anni i vari Ibrahimovic, Milito, Kakà e Snejder. un evento indimenticabile dunque, che accrescerà l’appeal che queste due squadre hanno sui propri tifosi, ma anche sui turisti stranieri presenti allo stadio, con correlati vantaggiosi risvolti d’immagine e di merchandising. Un evento che probabilmente le due società hanno intenzione di riproporre al pubblico.

Marketing IKEA: come crescere in tempo di crisi economica

Nonostante questo periodo di crisi e recessione economica, c’è un’azienda multinazionale che ha visto i suoi guadagni aumentare grazie ad una brillante strategia di marketing.

Colpita dalla crisi, IKEA nel 2009 licenziò 5.000 dipendenti in tutto il mondo, seguendo quella strategia di tagli dei salari applicata anche attualmente da vari brand. Simile all’idea che ebbe il Presidente americano Frank Delano Roosvelt circa il New Deal oer superare la “grande depressione”, IKEA ha sviluppato una strategia di marketing che intende non abbassare il valore d’acquisto dell’utente.

Roosvelt teorizzò un amento della spesa pubblica per offrire maggiori posti di lavoro, mentre IKEA ha deciso di aumentare il proprio numero di punti vendita, mossa del tutto controcorrente con il comportamento delle altre aziende, che preferiscono non investire in tempo di crisi. Da notare anche l’espansione al settore dell’elettronica intrapreso quest’anno, e che abbiamo trattato precedentemente (ecco l’articolo).

La seconda mossa è la stretegia di taglio dei costi. Una strategia molto diffusa, ma che il colosso svedese ha applicato a tutto ciò che non colpisce direttamente l’utente, in modo da non intaccare la qualità del servizio. Sono stati applicati tagli alle spese riguardanti gli hotel e i voli offerti ai dipendenti, nonchè l’arredamento degli uffici.

E’ stato inoltre applicato un miglioramento al processo produttivo, ottimizzazione degli spazi e degli imballaggi, nonchè diffusione della strategia aziendale a tutti i clienti in modo da tagliare i tempi su decisioni importanti.

Divertiti e gioca con una pubblicità interattiva!

Vi propongo un video di una pubblicità divertente ed interattiva, che sfrutta al massimo le capacità di youtube, per coinvolgere gli utenti. Il video, grazie anche alla grafica del canale youtube, sfrutta il prodotto commercializzato per decidere il destino dei due simpatici protagonisti del video. Non vi svelo altro, ma vi lascio divertire con il video, divertente e coinvolgente, ma soprattutto efficace!

Vi consiglio di visualizzare il video direttamente su youtube.