Vendite smartphone: Samsung ed Android battono Apple ed iPhone!

Il mercato della telefonia mobile è in grande fermento. Da una parte il colosso finlandese Nokia è sull’orlo del tracollo a causa di una collaborazione con Microsoft che non ha portato buoni risultati, e alla decisione di puntare sul proprio sistema operativo, Symbian, che non ha riscosso successo. D’altra parte è scontro aperto tra il sistema operativo Android di Google e iOs di Apple.

Ad analizzare meglio le cifre però si otrebbe dire che il vero duello sia Samsung – Apple, con una tendenza che si sta invertendo. Secondo le stime il sistema Android detiene il 68 % della quota di mercato, contro il 17 % di iOs. Ma il dato più significativo è il passaggio del sistema operativo di Google dal 47 % dell’anno scorso al 68 % attuali, contro i 17 % di Apple, che ha visto un – 2 % rispetto alla stima dell’anno scorso.

Festeggia Samsung, che detiene ben il 44 % della quota di mercato degli apparecchi Android venduti. Il colosso sudcoreano, forte di questi dati, rilancia la sfida ad Apple, e rincara la dose con l’uscita dell’atteso Samsung Galaxy SIII, diretto concorrente dell’iPhone 4, ma ad un prezzo più accessibile. Non mancano le polemiche, in quanto Samsung ha accusato l’azienda californiana di aver copiato i progetti della Sony per la produzione del primo iPhone.

Apple tenterà di riguadagnare quote di mercato con l’uscita del prossimo iPhone 5, ma intanto nel secondo trimestre dell’anno si ferma a 26 milioni di dispositivi venduti, a fronte degli oltre 50 milioni di Samsung.

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Alfa Romeo Giulietta supera la Golf: l’analisi di un successo

E’ un sorpasso storico quello che l’Alfa Romeo Giulietta ha effettuato sulla Volkswagen Golf. Non si parla nè di autostrada nè di pista, bensì di concessonarie e vendite. La sportiva compatta della casa milanese del biscione ha infatti negli ultimi due mesi superato per numero di vendite la diretta concorrente tedesca, forte di un marchio, quello “Golf”, che si rinnova ma è presente sul mercato da decenni.

I numeri parlano chiaro, la Giulietta con 3.500 immatricolazioni al mese è leader del mercato, detenendone il 20% della quota totale. Ma quali sono i motivi di tale successo?

MARCHIO
Sicuramente il marchio Alfa Romeo è uno dei più blasonati al mondo e, specialmente in Italia, è sinonimo di sportività, attirando così la fascia dei più giovani. Al look aggressivo e sportivo si unisce il nome “Giulietta” che  in molte persone ricorda il periodo d’oro non solo di Alfa Romeo, bensì dell’Italia intera.

RAPPORTO QUALITA’ PREZZO
La Giulietta parte da un prezzo di listino di 15.950 euro, potendo garantire fin dalla versione 1.4 turbo benzina da 105 cv un motore brioso escattante. Le rifiniture cromate e gli interni eleganti la fanno distinguere, aggiungendo alla sportività un tocco di classe. Per chi preferisse la guida sportiva invece c’è la versione del mitico Quadrifoglio Verde che, spinta da un 1.7 Turbo da 235 cv, offre potenza e maneggevolezza.

INNOVAZIONE
Alfa Romeo, leggendo la crisi economica in corso e il caro benzina, ha trovato la soluzione ideando un motore che è un compromesso tra prestazioni e consumi. Il 1.4 GPL Turbo da 120 cv permette di spendere solo 33 euro per un pieno senza diminuirne le prestazioni. Ultima novità è la versione “Sportiva”, simile al Quadrifoglio Verde, ma con consumi più bassi, disponibile con motori 1.4 MultiAir TurboBenzina 170 CV  –  anche con cambio automatico doppia frizione Alfa TCT  –  e i turbodiesel 2.0 JTDM 140 CV e 2.0 JTDM 170 CV, anche quest’ultimo con Alfa TCT.

PUBBLICITA’
La pubblicità televisiva, con testimonial Uma Thurman, ha offerto una visione anche femminile dell’auto, estendendo così anche al mondo femminile il proprio bacino d’utenza. Secondo le stime infatti, degli 80.000 esemplari immatricolati nel 2011, il 20% è destinato a clienti donne. Questo aumento del bacino d’utenza ha fatto innalzare la quota di mercato europea dallo 0,8% al 1%.

Global Cities: passo indietro per Milano

Uno studio dell’Università londinese di Loughborough, dal 1998 ha ideato un sistema per valutare quali siano le città più importanti ed influenti al mondo. Queste città, spesso metropoli, vengono definite global cities, ovvero città globali, e in base a parametri che valutano ad esempio l’importanza economica, finanziaria, culturale, sportiva e le infrastrutture, vengono inserite in una classifica generale.

Come si può ben prevedere, dal 1998 ad oggi, la classifica ha subito dei mutamenti, vedendo città, soprattutto dell’Asia e del Medio Oriente, scalare posizioni. Due città sono sostanzialmente rimaste però le regine incontrastate, ovvero New York e Londra. Queste due metropoli cosmopolite si aggiundicano il titolo Alpha++, la più prestigiosa delle dodici categorie presenti nella classifica.

Ma come si comportano le città italiane?

Nella classifica del 2008 Milano si trovava nella sezione Alpha+, un traguardo importante che premia le eccellenze finanziarie, di moda e di design del capoluogo lombardo. Segue di una categoria la capitale Roma, che viene premiata con Alpha- per la sua importanza politica e culturale. Trovano posto nella classifica anche Bologna e Torino, rispettivamente nelle sezioni High Sufficiency e Suffiency.

La classifica del 2010 vede però dei cambiamenti, con Milano declassata di una categoria, da Alpha+ ad Alpha. Tutto invariato per Roma, ferma ad Alpha-, mentre fa un passo avanti Torino, che passa nella categoria Gamma-, forse grazie agli sforzi attuati per ampiare la rete metropolitana e ferroviaria, nonchè per i lavori intrapresi per festeggiare nel 2011 i 150 anni d’Italia nella prima capitale della penisola.

Sembra chiaro dunque che, come un’azienda, anche una città deve promuovere se stessa e migliorarsi, grazie ad azioni concrete accompagnate da una buona strategia di marketing e da una pubblicità efficace, che promuova le proprie eccellenze e tenti di migliorare i propri difetti.

Ecco la classifica aggiornata al 2010:

Benzina: ecco quanto costerebbe senza accise

Il petrolio viene spesso definito l’oro nero, per render l’idea della sua importanza nell’economia mondiale. La maggior parte della merce prodotta sfrutta il petrolio, o tramite i suoi derivati come la plastica o come mezzo di combustione per raggiungere i punti vendita. L’immobilità dei governi mondiali e la preferenza nel investire miliardi nella produzione di armi anzichè nello sviluppo di energie alternative, sommandosi alle tensioni in medioriente ha portato ad un’impennata del prezzo del petrolio e dei suoi derivati.

In Italia il prezzo della benzina ha superato 1,80 € al litro, con numerosi rialzi dovuti alle accise statali, che hanno innalzato talmente tanto il prezzo del carburante da far insospettire la Guardia di Finanza, che ha aperto un’inchiesta a riguardo.

Vi propongo dunque un immagine che ci spiega quanto le accise influiscano sul caro benzina. Un’immagine che con un semplice calcolo ci mostra come la benzina senza ulteriori imposte costerebbe solo 0,65 € al litro. L’immagine ci spiega a cosa sono dovuti i vari sovraprezzi e a quanto ammontano.

 

Qual è il social network meglio indicizzato su Google?

Sentiamo parlare di social network ogni giorno, tra amici, in televisione, in radio, sui cartelloni pubblicitari e molto altro, ma abbiamo mai pensato ai social network come ad uno “strumento”?

I social network sono siti in cui gli utenti si possono registrare con la finalità di connettersi con altri utenti. La nostra analisi si deve soffermare proprio sulla parola “connessione”.

Ogniqualvolta mandiamo un amicizia su Facebook, followiamo qualcuno su Twitter, carichiamo un video su YouTube o ci colleghiamo ad un profilo di Linkedin, non facciamo altro che connetterci con altri utenti del social network. In tal modo essi potranno visualizzare, e spesso condividere, i nostri stati, link, foto o video. Tutto questo è divertente se si pensa al fatto di poter rimanere in contatto con i nostri amici anche se a chilometri di distanza.

Il fatto di potersi connettere a molte persone è però anche di vitale importanza per un’azienda o un’impresa, che può così farsi conoscere. Se un’impresa crea un account su un social network, tramite cui condividere le proprie offerte, avrà interesse ad esser facilmente trovato dagli altri utenti. Diventa così importante l’indicizzazione sui motori di ricerca dei contenuti dei social network.

Andiamo a vedere dunque quali sono i social network meglio indicizzati su Google, grazie ad uno studio di SEO (Search Engine Optimization) che ci mostra le percentuali dei profili social, presenti nelle prime pagine di Google, di cinquecento tra i tech blog più famosi.

Sorprendentemente il famosissimo Facebook è solo in terza posizione, superato rispettivamente da Twitter e Linkedin. Mentre Google+ si rivela ancora una volta deludente.

Vedi anche: Still Pushin’ Clothing: magliette hip hop e strategie marketing

Serie A: ecco gli incassi e gli stipendi di club e giocatori

Il calcio è una delle maggiori passioni del popolo italiano, e come si può ben immaginare crea un vortice mediatico ed economico molto significativo.

Il denaro che circola nel mondo del calcio deriva dagli stipendi dei giocatori, premi per le vittorie, incassi per i biglietti, abbonamenti e calciomercato. Se negli anni ’90 era proprio il Belpaese a farla da padrone, al giorno d’oggi sono la Premier League inglese e la Liga spagnola ad attirare gli investitori del medioriente pronti a sborsare i petrodollari.

Per quel che riguarda il botteghino, la squadra più “ricca” di Serie A è l’Inter, che con 36.890 abbonati, nella prima metà di campionato ha incassato 17,2 milioni di euro grazie ai biglietti delle partite, con una media di 1,2 milioni di euro incassati a partita. Il Milan, si trova in terza posizione, dietro al Napoli, con 12 milioni d’incasso, e davanti alla Roma, ferma a quasi 8 milioni. La Juventus, di cui abbiamo parlato tempo fa (ecco l’articolo), dopo aver speso 120 milioni di euro per la costruzione del nuovo stadio, guadagna oltre 700.000 euro a partita, ma disponendo di uno stadio più piccolo delle squadre che la precedono.

Ricordiamo però che in Italia gli incassi al botteghino sono solo una piccola parte dei ricavi, in quanto sono molto più incisivi i diritti tv, che rappresentano il 65 % delle entrate dei club.

Ma oltre alle entrate ci sono anche le spese, come gli stipendi da pagare, che in tutta la Serie A ammontano alla straordinaria cifra di 876,5 milioni, con il Milan che spendendo 160 milioni di euro di stipendi per i giocatori, si trova in prima posizione in questa speciale classifica.

Ecco una sintesi dei milioni spesi da ogni club per gli stipendi ed alcuni degli stipendi annui dei giocatori (espressi in milioni di euro):

ATALANTA 21,8
Brighi 1,0
Denis 1,0

BOLOGNA 23,7
Acquafresca 0,85
Di Vaio 0,85

CAGLIARI 20
Conti 0,7
Cossu 0,7

CATANIA 18,6
Andujar 0,6

CESENA 14
Mutu 1,5

CHIEVO 14,2
Pellissier 0,8

FIORENTINA 37
Montolivo 1,3

GENOA 36
Palacio 1,4

INTER 145
Snejder 6,0
Julio Cesar 4,5
Milito 4,5
Maicon 4,0

JUVENTUS 100
Buffon 6,0
Pirlo 3,5
Chiellini 3,5

LAZIO 50,2
Klose 2,7
Hernanes 1,8

LECCE 13,8
Corvia 0,4

MILAN 160
Ibrahimovic 9,0
Flamini 4,5
Gattuso 4,0
Robinho 4,0
Thiago Silva 4,0

NAPOLI 42,2
Cavani 2,2
Lavezzi 2,2
Pandev 2,0
Inler 1,5
Hamsik 1,3

NOVARA 9,8
Meggiorini 0,4
Rigoni 0,3

PALERMO 26
Miccoli 1,2

PARMA 23
Floccari 1,2
Giovinco 0,9

ROMA 76,5
Totti 5,2
De Rossi 4,6
Juan 2,6

SIENA 23
D’Agostino 0,8

UDINESE 21,7
Di Natale 1,3

Quanto tempo passiamo al cellulare? Televisione e computer tremano

In un articolo di qualche tempo fa parlavo di Social Network e del fatto che in Italia molti utenti si collegano tramite device di tipo mobile, quali smartphone Android, iPhone, Tablet ed iPad. Oggi voglio approfondire l’argomento prendendo spunto da uno studio fatto da InMobi che analizza il tempo passato mediamente su internet tramite cellulare. Lo studio non si limita a verificare i minuti spesi, ma indica anche le attività svolte e il rapporto con la pubblicità.

E’ proprio quest’ultimo punto ad interessare gli operatori di marketing. Secondo tale studio gli utenti reputano meno fastidiose le pubblicità che incontrano utilizzando internet tramite dispositivi mobili rispetto al pc e alla televisione. Per questo motivo è molto importante che un brand realizzi un sito web ottimizzato sia per la consultazione via computer che tramite dispositivi mobile.

Ecco un po’ di numeri scovati tramite lo studio:

HubSpot: un video di spiega l’inbound marketing!

Che il marketing sia importante siamo tutti d’accordo, soprattutto io che ho aperto questo blog e gli imprenditori che grazie ad esso vedono la propria impresa prendere il decollo. Il problema che alcuni operatori di marketing incontrano è la difficoltà nel leggere le vere esigenze di un’azienda e la complessità di raggiungere un gran bacino d’utenza. Le aziende spendono soldi in pubblicità, in siti internet, aprono account sui social network e inviano mail e telefonate.

Queste pratiche possono seccare i possibili clienti, che quindi si mostreranno avversi alle metodo outbund, ovvero quello che consiste nel cercare di raggiungere una persona mediante telefonate o mail che esplicano le offerte dell’azienda.

Un’alternativa al metodo outbound è la pratica inbound, ovvero il cercare di incuriosire il possibile cliente offrendo tutte le informazioni che egli cerca. In questo caso sarà la persona a voler raggiungere l’azienda, non sentendosi quindi disturbata o “perseguitata”.

HubSpot è un software creato da studenti del MIT di Boston, che riunisce in una sola piattaforma i dati che circoleranno su Twitter, Facebook, Google e molti alti social media, e ci offre la possibilità di analizzare dettagliatamente le statistiche online. Per spiegare meglio il funzionamento di questo software vi propongo un divertente video.

Cinque tipi di clienti, tu quale sei?

Come tutti noi possiamo immaginare, è di fondamentale importanza, per la maggior parte delle aziende, rinnovare i propri prodotti sostituendoli o aggiornandoli. Questa operazione deve esser sostenuta da uno studio di marketing valido, che minimizzi al massimo il fattore di rischio di un possibile fallimento. Non tutti i clienti infatti si pongono nelle stesso modo nei confronti delle novità. Secondo gli studi di marketing di Everett M. Rogers, i clienti possono esser divisi in cinque categorie per quel che riguarda l’adozione di nuovi prodotti. Seguendo questo schema il venditore può leggere i dati in suo possesso con maggiore facilità e comprendere meglio i trend di vendita.

Il processo di diffusione si divide pertanto in questo modo:

INNOVATORI – 2,5 %
Gli innovator sono i clienti che sono disposti a rischiare pur di essere i primi a testare un prodotto. Sono in assoluto i primi acquirenti nel ciclo di vita di un prodotto e sono anche la fetta minore dei compratori.

ADDOTTANTI INIZIALI – 13,5 %
Gli early adopters sono clienti aperti all’innovazione, che preferiscono però aspettare del tempo prima di acquistare un prodotto. Sono predominanti nella fase di crescita e vengono considerati i veri opinion leaders, ovvero una sorta di termometro per calcolare un possibile successo del prodotto.

MAGGIORANZA ANTICIPATRICE – 34 %
La early majority è la fascia di compratori prudenti, che aspettano che il prodotto sia ben testato prima di acquistarlo. Rappresentano la maggioranza dei clienti e la maggior fase di crescita durante la fase di maturità di un prodotto.

MAGGIORANZA RITARDATARIA –  34 %
La late majority è la fetta di clienti sospettosi verso le novità, che tendono ad aspettare molto prima di acquistare un prodotto. Rappresentano la fase discendente nel ciclo di vita di un prodotto.

RITARDATARI – 16 %
I laggards sono i clienti che acquistano il prodotto solo quando è necessario farlo e quindi rappresentano la fase di declino del prodotto.

Juventus Stadium: stadi nuovi, statistiche ed incassi

Navigando nella rete mi sono imbattuto in una notizia sportiva che però nasconde al suo interno un grande argomento di marketing. La notizia consiste nelle dichiarazioni di Barbara Berlusconi circa la costruzione di un nuovo stadio di proprietà per la società calcistica AC Milan. Ecco, vista così la notizia sembra puramente sportiva, ma andiamo a controllare cosa la costruzione di un nuovo stadio comporta in fatto di vendita di biglietti ed incassi.

Per questa argomentazione riprendo un articolo scritto un anno fa dal sottoscritto sul sito Aironi Rugby Team Supporters, ma tuttavia ancora attuale. Dal 2005 al 2010 in Italia gli introiti derivanti dalla vendita dei biglietti sono aumentati del 7,5 % passando da 172 a 185 milioni. Numeri deludenti in confronto alla Germania, che con un incredibile incremento del 63,2 % è passatada 207 a 330 milioni. La Spagna è aumentata del 43,5 % passando da 276 a 396 milioni, l’Inghilterra da 588 a 700 milioni, con un incremento del 19,1 %. Persino la Francia, seppur da 120 a 137 milioni di euro, ha registrato un aumento del 14,2 %.

Ma da cosa deriva questo aumento degli incassi dovuti alla vendita dei biglietti? La risposta sta nel possedere la proprietà dell’impianto.L’Arsenal, ad esempio è passato dallo storico Highbury al nuovissimo Emirates Stadium, costato 400 milioni di sterline, pagato per il 45 % dalla compagnia aerea araba e per il 55% dalla vendita del terreno edificabile sul quale sorgeva il vecchio stadio. Con questa lungimirante mossa i Gunners sono passati da 192,4 milioni d’inccassi a 263 in un solo anno, con un incidenza della vendita di biglietti pari al 45 %.

E in Italia? Per la stagione 2010/2011 il Milan vanta il 17 % degli incassi provenienti dalla vendita di biglietti, l’Inter il 14 %, seguita dalla Roma con il 13 %, più distaccata la Juventus con l’8 %. Numeri comunque sconcertanti se confrontati con il 39 % del Manchester United, il 38 % dell’Amburgo e il 35 % di Tottenham e Newcastle.

La società torinese Juventus FC si è però distinta in Italia come il primo club sportivo d’alto livello ad aver costruito uno stadio di proprietà. Il Juventus Stadium, inaugurato l’8 settembre 2011, conta 41.000 posti a sedere per un costo complessivo di 125 milioni di euro, e comprende ristoranti, bar, un museo e centri commerciali. L’intento principale della società è quello di avere uno stadio nel cui potersi identificare e incassi provenienti dallo stesso in grado, nel corso degli anni, di coprire le spese sostenute durante la sua costruzione.

Ma la costruzione del nuovo stadio ha portato ad un aumento di spettatori?
La società bianconera è attualmente al quinto posto in questa speciale classifica, rispettivamente dietro a Milan, Inter, Napoli e Roma. Non il migliore dei piazzamenti verrebbe da pensare, ma andiamo ad analizzare meglio i dati, andando a calcolare la percentuale di riempimento dei vari impianti:

MILAN – 82.995/47.986 = 57,8 %
INTER – 82.955/42.860 = 51,6 %
NAPOLI – 60.240/39.470 = 65,5 %
ROMA – 73.261/37.714 = 51,4 %
JUVENTUS – 41.000/36.894 = 89,9 %

Che dure, i numeri parlano chiaro, il nuovo stadio di proprietà permette un riempimento dello stesso che sfiora il 90 %, cifre molto superiori rispetto alle avversarie. Ma se andiamo a vedere i dati relativi la Juventus per la stagione passata, nel vecchio Stadio Olimpico di Torino, con una capienza totale di 27.994, Del Piero e compagni richiamavano allo stadio una media di 21.966 spettatori, ovvero il 78,4 % dei posti a sedere totali. In una metà stagione si è registrato un aumento del 59,5 % di spettatori medi e l’11,5 % in più sulla percentuale di riempimento dello stadio.
Club italiani, cosa aspettate?

Come gli stadi inglesi? No, meglio. Molto meglio. Più comodo ed economico di Wembley, più bello e “atmosferico” di Stamford Bridge e ve lo dice una tifosa del Chelsea. Per certi versi mi ricorda l’Emirates Stadium, il più moderno degli impianti inglesi, ma che è costato molto di più. Dello stadio della Juventus mi ha colpito la visuale, perché anche in alto si riesce a vedere benissimo e questa è l’essenza del calcio. Fuori non è granché, ha un look vagamente Anni ’70, ma dentro ha un impatto micidiale. E mi ha emozionato più durante la partita col Parma che nell’inaugurazione: rende al massimo con il calcio vero.” (Emma Wallis, inviata BBC)