Marketing non convenzionale: ecco i migliori esempi!

Vi proponiamo oggi alcune delle migliori immagini di marketing non convenzionale. Il marketing non convenzionale consiste in quelle strategie di marketing che fanno uso di strumenti e mezzi alternativi per veicolare il proprio messaggio pubblicitario. Lo scopo è quello di attirare l’attenzione del consumatore stupendolo e divertendolo, non facendogli percepire la pubblicità come tale bensì come qualcosa di creativo. Spesso le strategie di marketing non convenzionale trovano spazio nell’arredo urbano di grandi metropoli, come metropolitane o stazioni, in modo da poter far colpo su un grande numero di passanti. Vi mostreremo adesso alcune immagini che non sono altro che pubblicità di brand ma che verranno proposte e percepite quasi come se fossero delle opere d’arte urbana.

Fiat festeggia le donne a modo suo!

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Una mossa di marketing divertente e ironica o offensiva? Fiat, in occasione della Festa delle donne, sulla pagina ufficiale di Facebook ha lanciato un’offerta speciale. Solo per l’8 marzo inclusi nel prezzo dell’auto, Fiat offre gratis a tutte le donne i sensori di parcheggio.  Un’ironia che ruota intorno al pensiero popolare che le donne non siano a proprio agio nel parcheggiare la propria auto. Come si vede dalla foto l’offerta viene da alcuni accolta in modo divertente, da altri in modo offensivo.

Ceres: una pubblicità ironica invita a votare intelligentemente

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Il brand di birra Ceres ha invaso le città con una campagna pubblicitaria molto divertente ed attuale. In previsione delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio Ceres ha optato per una pubblicità in stile cartoon molto ironica. Oltre a pubblicizzare il proprio marchio, Ceres invita il pubblico e i suoi consumatori, spesso di giovane età, a votare in modo coscienzioso. Lo slogan recita “Prima si vota. Poi si beve. Non come le altre volte.”. Una velata critica ai governi precedenti?

La pubblicità termina con l’altra scritta “l’Italia ha bisogno di eroi”. Frase ripetuta anche nei precedenti spot televisivi, ma che questa volta ha anche una valenza politica.

Superbowl 2013: lo spot Volkswagen accusato di razzismo

Il Superbowl 2013 di football americano, che vedrà contendersi il titolo Baltimora e San Francisco, oltre ad esser anticipato da numerosi dibattiti sportivi, viene accompagnato in questi giorni anche da alcune critiche extrasportive.

Le critiche di cui parliamo non affliggono tanto la partita quanto più un aspetto secondario di questo grande evento: la pubblicità. Come sappiamo il Superbowl è uno degli eventi sportivi più importanti e, con cadenza annuale, determina il vincitore del campionato americano di football. L’importanza e il numero di spettatori, sia dal vivo che in televisione, rendono questo evento un business enorme. La partita viene spesso introdotta dall’esibizione live di grandi artisti e durante le numerose pause vengono trasmessi spot televisivi venduti a carissimo prezzo.

Lo spot al centro delle critiche dei media americani è stato prodotto dalla Volkswagen, e si parla di un costo che si aggira sui 10 milioni di dollari per garantirne la trasmissione in televisione durante l’evento. Proponiamo a voi lo spot e vi lasciamo libertà di giudizio.

La critica che viene mossa a questo spot è di razzismo nei confronti del popolo giamaicano ed in generale alle popolazioni caraibiche. Il protagonista dello spot è infatti un uomo bianco con un accento marcatamente caraibico. I media americani accusano Volkswagen di aver utilizzato uno stereotipo negativo del giamaicano più intento a cantare e “godersi la vita” piuttosto che lavorare.

Molinari e una pubblicità divertente e coinvolgente sulla Gazzetta dello Sport

La pubblicità, come probabilmente avrete notato, è cambiata negli ultimi anni, regolamentata da leggi che variano da paese a paese. Nei decenni passati non era difficile imbattersi in pubblicità riguardanti sigarette o alcolici, che inducevano al consumo di questi prodotti. Oggi le sigarette non possono più esser reclamizzate in tv e gli alcolici devono aggiungere la scritta, e talvolta il messaggio vocale, che suggerisce “bevi responsabilmente”, in modo tale da non incitare i clienti all’abuso di tali prodotti.

La Molinari, noto brand italiano di superalcolici, ha realizzato una pubblicità interattiva e molto particolare. Sulle pagine del quotidiano La Gazzetta dello Sport compare una pubblicità a pagina intera, con l’impaginazione del giornale rosa, recante notizie di calcio. La pagina è però sfumata, come fosse stata stampata male, ma sul fondo si può leggere il motivo di tale scelta: “Se bevi troppo non vedi chiaro.”, accompagnato dal marchio Molinari.

Insomma una pubblicità molto divertente, che sicuramente attira l’attenzione del lettore e ci fa riflettere sul problema dell’abuso di alcol.

Sesso in auto: lo spot censurato dalla televisione italiana

Uno spot che pubblicizza un’agenzia immobiliare viene censurato dalla televisione italiana. Rai e Mediaset si rifiutano di trasmetterlo reputandolo “potenzialmente offensivo”.

Ma di cosa si tratta?
Lo spot in questione è la pubblicità ideata dal portale immobiliare Idealista.it, che individuando come target un pubblico di giovani ha osato, producendo una campagna pubblicitaria più vivace ed incisiva, nonchè ironica, piuttosto che uno spot tradizionale che presentasse le varie offerte.

Lo spot si intitola “beccati!” e propone immagine scattate improvvisamente a coppie di ragazzi, sia eterosessuali che omosessuali, intenti a far sesso in auto. Le immagini, non volgari e non esplicite, sono accompagnate da una voce che dice “ma non era meglio farlo a casa tua?”. Il messaggio di fondo è logico, quello di indurre i giovani a comprare una casa per avere maggiore indipendeza ed intimità.

Lo spot non ha avuto problemi ad esser mandato in onda nelle tv spagnole, e proponendolo vi chiedo se in Italia non ci siano pubblicità più volgari di questa.

KFC e una pubblicità offensiva per l’Islam

Segmentare il bacino d’utenza e selezionare il proprio target è uno degli aspetti fondamentali del marketing, che permette di indirizzare i propri sforzi, sia economici che lavorativi, verso la fetta di popolazione più interessata ai nostri prodotti.La scelta del segmento che ci interessa però non vuol dire tralasciare totalmente gli altri segmenti, in quanto ci sarà sempre un gruppo di potenziali clienti che sfugge alla nostra logica di marketing

Purtroppo non devono averla pensata così gli esperti di marketing di KFC, nota catena di fast food che ha diffuso una pubblicità che da alcuni può esser interpretata come ironica, mentre può esser definita offensiva da altri. La pubblicità ha lo scopo di informare la popolazione di fede islamica che i prodotti KFC sono totalmente Halal, ovvero privi di carne di maiale ed altri ingredienti proibiti dal Corano. L’idea di partenza è azzeccata e la scritta “Now 100% Halal” potrebbe aprire le porte del fast food ad un gran numero di islamici. A rovinare la pubblicità ci pensa però la foto di una ragazza musulmana che, vestita col tradizionale burqua, anzichè portare il velo copricapo indossa il secchiello di carta che nei negozi KFC è usato per servire le alette di pollo.

Una banca tedesca punta su una pubblicità scandalosa

Stupire, stupire, stupire… è quello che devono aver pensato i responsabili del marketing e della pubblicità di una banca tedesca, che per il proprio spot promozionale hanno puntato sull’ironia e lo scandalo. Nella terra della teutonica austerità e freddezza, la banca Sparkasse ha ideato la pubblicità che vi proponiamo, con la scritta “wir kümmern uns auch um die kleinen dinge im leben…”, ovvero “ci occupiamo anche degli affari più piccoli…”. La pubblicità senz’altro avrà richiamato l’attenzione del pubblico, ed è ciò che maggiormente importava ai suoi ideatori.

 

Groupalia: una pubblicità idiota che si fa beffa del terremoto

Il successo di un’azienda e le relative strategie di marketing puntano forte sul fattore pubblicità. Molti pubblicitari vengono paragonati a spietati avvocati, che non si fermerebbero davanti a nulla pur di pubblicizzare e far parlare di un dato prodotto. Bhè, a volte forse è meglio fermarsi…

E’ il caso di Groupalia, sito che offre online servizi e prodotti a prezzi scontati, e che su Twitter è incappata in un esempio di pessima pubblicità, che ha risvolti negativi sull’azienda e che può turbare la clientela. Come in altre occasioni, si è preso spunto dall’attualità per rendere la propria pubblicità più vicina al cliente, peccato che questa volta l’attualità fosse qualcosa di tragico.

Il messaggio promozionale comparso su Twitter pubblicizza un viaggo a Santo Domingo, e per farlo fa gioco sulla paura dei terremoti, che proprio stamattina, è tornato a colpire l’Emilia, provocando morti e feriti. Tempestiva la reazione di una persona che,visibilmente alterata (come è giusto che sia), fa notare l’idiozia nell’utilizzare questi eventi tragici per sponsorizzare un viaggio. Groupalia si è presto scusata per l’accaduto, ma a volte le scuse non cancellano una brutta figura che rimarrà a lungo nelle menti di possibili acquirenti.

Il marketing e la creazione del bisogno

Ci sono molte definizioni che descrivono e ci spiegano il marketing, ma in quasi tutte queste descrizioni compare la parola “bisogno”. Il bisogno è una mancanza percepita di qualcosa. Abbiamo detto percepita, ovvero non solo una mancanza, bensì una mancanza di cui l’individuo si accorge, spesso provando dunque disagio o volontà di colmarla. Quando il bisogno è seguito da una preferenza e da una capacità di pagamento, si può ottenere una domanda, che rappresenta un guadagno per il venditore.

Abbiamo detto che un bisogno si ha solo quando la mancanza è percepita dall’individuo, e render questa mancanza percepita è compito dell’azienda che vende il prodotto mancante. Insomma, ognuno di noi non possiede qualcosa, ma non ne sente la mancanza finchè questa sensazione non ci viene causata da stimoli esterni.

L’immagine proposta è una vignetta simpatica ed ironica che ci spiega come il marketing consista anche nella “creazione del bisogno”. Tramite la pubblicità, convenzionale e non, e spesso grazie a dei testimonal, un brand crea il desiderio di possedere un prodotto, non sempre necessario, nel cliente. Molti brand sfruttano il fattore moda, creando delle specie di manie, altri sfruttano l’idea di un lifestyle, che comporta nel cliente l’impressione che senza il possesso di un dato prodotto sia tagliato fuori da un gruppo sociale.

Un esempio lampante è quello delle sigarette, che negli anni ’50 e ’60 sfruttavano l’immagine di star di Hollywood, che in ogni scena dei film fumavano, per inculcare nelle menti degli spettatori che fumare sigarette eserciti un enorme fascino nel sesso opposto. Ovviamente quello di fumare non è un bisogno primario dell’uomo, e chi non ha mai fumato non sente tale bisogno, ma i brand del tabacco sono riusciti ad instillare nei propri clienti un bisogno indotto, che spesso portava ad una domanda e a relativi guadagni.