Superbowl 2013: lo spot Volkswagen accusato di razzismo

Il Superbowl 2013 di football americano, che vedrà contendersi il titolo Baltimora e San Francisco, oltre ad esser anticipato da numerosi dibattiti sportivi, viene accompagnato in questi giorni anche da alcune critiche extrasportive.

Le critiche di cui parliamo non affliggono tanto la partita quanto più un aspetto secondario di questo grande evento: la pubblicità. Come sappiamo il Superbowl è uno degli eventi sportivi più importanti e, con cadenza annuale, determina il vincitore del campionato americano di football. L’importanza e il numero di spettatori, sia dal vivo che in televisione, rendono questo evento un business enorme. La partita viene spesso introdotta dall’esibizione live di grandi artisti e durante le numerose pause vengono trasmessi spot televisivi venduti a carissimo prezzo.

Lo spot al centro delle critiche dei media americani è stato prodotto dalla Volkswagen, e si parla di un costo che si aggira sui 10 milioni di dollari per garantirne la trasmissione in televisione durante l’evento. Proponiamo a voi lo spot e vi lasciamo libertà di giudizio.

La critica che viene mossa a questo spot è di razzismo nei confronti del popolo giamaicano ed in generale alle popolazioni caraibiche. Il protagonista dello spot è infatti un uomo bianco con un accento marcatamente caraibico. I media americani accusano Volkswagen di aver utilizzato uno stereotipo negativo del giamaicano più intento a cantare e “godersi la vita” piuttosto che lavorare.

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Le pubblicità più cattive e scandalose degli anni passati

L’obbiettivo della pubblicità è quello di impressionare il pubblico e spingerlo verso l’acquisto dei nostri prodotti. Abbiamo detto impressionarlo, senza specificare se positivamente o negativamente. Al giorno d’oggi molte pubblicità puntano sullo “scandalo” e il ribrezzo per far parlare di sè, ma è nin vigore una legge, almeno in Italia, che pone dei limiti ad esse. Negli anni passati non esistevano leggi che proibivano la messa in onda o la pubblicazione su riviste di pubblicità riguardanti sigarette, alcolici o articoli militari.

Anni fa venivano rese pubbliche reclame che al giorno d’oggi sarebbero ritenute, dalla stragrande maggioranza della popolazione, offensive e di cattivo gusto, se non razziste o sessiste.

Ecco un assaggio delle pubblicità più cattive e dure, che se non altro ci fanno riflettere sui piccoli cambiamenti che la società civile ha subito in questi anni.